Krishnamurti, Teosofia a Antroposofia al Castello di Pergine negli anni ’20 e ’30

Contributo sulla storia del Castello di Pergine di cui il Comitato ringrazia David Benedetti.
Estratto dalla ricerca su Jiddu Krishnamurti e il castello, anni Venti e Trenta del secolo scorso, in via di pubblicazione a cura dell’Associazione Amici della Storia di Pergine.

Nel 1924 l’entourage di Jiddu Krishnamurti scelse il castello di Pergine, anche allora un albergo, per trascorrervi qualche settimana di vacanza e preparazione spirituale. Il nutrito gruppo cosmopolita arrivò la sera del 18 agosto, riunito per uno scopo preciso: avanzare sul sentiero del Discepolato. Alloggiavano separati, ma prendevano insieme i pasti rigorosamente vegetariani nella sala da pranzo del mastio. Ogni mattina si radunavano per la meditazione, quindi era il turno dell’attività all’aperto: il gruppo scendeva a piedi dalla collina per giocare nei prati sottostanti o per fare il bagno nel lago di S. Cristoforo. Sedendo sotto un melo Krishnamurti insegnava: “Dovevamo diventare grandi, dovevamo liberarci da tutte le frivolezze, dovevamo vivere pericolosamente. Soprattutto non dovevamo essere conformisti o mediocri. […] Dovevamo allontanare tutti i pensieri sensuali e vivere come se fossimo costantemente alla presenza dei Maestri. […] Dovevamo dirci: “Io possiedo ogni sentimento al mondo, ma essi sono tutti subordinati al mio volere.” (Mary Lutyens)
Dopo il 4 settembre, fino a tre giorni prima della partenza, avvenuta il 28 del mese, la routine di Krishnamurti subì un radicale cambiamento. Furono dati ordini che dalle tre pomeridiane nessuno lo potesse più avvicinare, esigendo eccezionale pulizia di tutto quanto lo circondava. Verso le sei si ritirava nella torre quadrata, fino al mattino successivo, digiuno e in compagnia del solo fratello. Circondato dalle immagini dei Maestri meditava mentre sosteneva una dolorosa e misteriosa ordalia: le prime esperienze di quello che Krishnamurti stesso definì il “Processo”. I teosofi lo interpretavano come il risveglio dell’energia cosmica dormiente nell’uomo, uno stadio fondamentale dello sviluppo spirituale del giovane maestro.
I discorsi tenuti sulla collina del Castello furono in seguito raccolti in un libretto intitolato “Towards Discipleship” (“Verso il discepolato”). Nell’introduzione è impresso il ricordo di Krishnamurti: “A Pergine io e mio fratello trascorremmo una delle estati più felici, e quando lasciammo quel luogo d’una bellezza ideale, eravamo soliti parlare del nostro soggiorno, del distante lago e delle montagne coperte di neve. Una nuova vita cominciò per noi tutti al castello di Pergine…

Il soggiorno di Krishnamurti è direttamente collegato con le vicende di un’appassionata e facoltosa teosofa americana, Annie Halderman. Già tempo prima del suo misterioso incontro con il Castello di Pergine era stata testimone di alcuni eventi di natura sconcertante, come esperienze di sogni profetici, documentate dalla Società Americana per la Ricerca Psichica. Nel 1918 ebbero inizio i suoi sogni concernenti Castel Pergine: ella volle riconoscere nel maniero il luogo di una sua vita precedente. In occasione dell’Ottavo Congresso della Federazione delle Società Nazionali della S. T. in Europa, nel 1923, Annie visitò i luoghi delle sue “visioni”: affascinata dalla straordinaria coincidenza fra il luogo onirico e quello reale trascorse la notte nel mastio e si prefisse di tornare. Nel frattempo fece certamente della buona pubblicità: fu proprio l’americana a consigliare Pergine per il soggiorno estivo di Krishnamurti dell’agosto-settembre 1924.
Pochi anni dopo, cessata l’attività alberghiera al castello, Annie Halderman stipulò un contratto con il Podestà Luciano Chimelli per poterlo abitare nella bella stagione. Affittò il maniero dal 1 luglio 1930 per cinque anni. Il podestà rassicurò la Questura fascista sulle intenzioni dell’americana: “Il Castello fu recentemente affittato alla Sig. Halderman Annie […], la quale vi istituirà una mensa privata cui parteciperanno altri sudditi americani e inglesi”… La Sig. Halderman è da molti anni conosciuta a Pergine; essa e i suoi amici non si occupano di questioni politiche, ma di studi filosofici…”
Il Chimelli è un personaggio chiave di queste vicende. Proprietario terriero e agronomo, fu pioniere dell’agricoltura biodinamica in Italia mediante le sue traduzioni dal tedesco di numerosi testi sull’argomento. Negli anni trenta frequentò spesso il Goetheanum di Dornach, instaurò una collaborazione con la ditta Weleda e iniziò a praticare vasti esperimenti di agricoltura biodinamica. Si interessò alla fondazione di una società nazionale che sostenesse e diffondesse in Italia la pratica dell’agricoltura secondo le dottrine antroposofiche, che vide la luce nel secondo dopoguerra. Mantenendo costantemente contatti epistolari con importanti figure di antroposofi italiani e stranieri, viaggiò spesso in Germania e Svizzera per aggiornarsi sugli sviluppi e le problematiche del settore. Personalità dall’indole modesta e schiva, nel 1938 declinò l’offerta di divenire presidente della Società Antroposofica d’Italia.

Per alcune estati il castello fu gestito da Beatrice Marcault, moglie di Jean Emile Marcault, segretario generale della Sezione Francese della Società teosofica. A Pergine si circondò di amicizie cosmopolite, ricreando un’atmosfera che fu descritta come “intelligente e artistica, di una cordialità incantevole […] dove si armonizzano tutte le disparate correnti del presente e del passato”. Da alcune lettere conservate nell’Archivio storico del Comune emerge un’amicizia di Mme Marcault e Annie Halderman con Luciano Chimelli: le due donne trovarono nell’antroposofo un ottimo interlocutore, intellettualmente aperto e comprensivo. I rapporti si estendevano anche all’ambito delle rispettive “scuole di pensiero”: la signora confessò sinceramente la propria lontananza da ogni forma di settarismo: “Mi congratulo con Lei – scrisse – per la sua attività agricolo-spirituale… poiché nessuno più di me è convinto che ogni mezzo – anche i più opposti in apparenza – sono buoni e da ricercare per condurre l’umanità ad una interpretazione e comprensione più spirituale di tutti i problemi – Spero dunque di tutto cuore che Lei riuscirà ad organizzare la venuta dei Signori di Dornach in Italia”.
Mme Marcault progettava la fondazione di una “Società degli Amici del Castello”, esito di un sodalizio dove evidentemente i seguaci di Krishnamurti e le idee teosofiche trovavano un felice punto d’incontro. Il programma era costituire un gruppo di una quarantina di persone, definite nel carteggio “gli amici di Pergine”, che insieme avrebbero sostenuto le spese di affitto, un intento che trovava giustificazione nel grande numero di avventori di quegli anni, fino all’ultima stagione del 1936.
Castel Pergine sarebbe potuto divenire un importante centro di studi teosofici, se il soggiorno delle signore si fosse prolungato, accompagnate dal supporto esterno del Podestà Chimelli? Ciò rimane un interrogativo, ma è certo che la presenza di personalità coinvolte in studi esoterici significò per la comunità rurale di Pergine un contatto con stili di vita e opinioni molto lontani dall’orizzonte locale, che lasciarono profonde tracce a livello popolare nelle leggende castellane sulle sedute spiritiche e sull’evocazione dello spettro della “Dama Bianca”.


Jiddu Krishnamurti al castello di Pergine nel 1924
Jiddu Krishnamurti al castello di Pergine nel 1924